Mese: Giugno 2021

Ecco perché gli investitori hanno paura che sui mercati arrivi un “cigno nero”

I mercati azionari sono sui massimi di tutti i tempi con una capitalizzazione che mai prima d’ora aveva raggiunto i 115mila miliardi di dollari, il 113% del Pil globale. Nonostante questo la volatilità, misurata dal noto indice Vix, racconta che gli investitori non sono preoccupati delle attuali, care, quotazioni. Perché il Vix è a 17 punti ed è tornato sui livelli pre-Covid. Quando c’è invece tensione l’ “indice della paura” solitamente supera i 30 punti e lì vi resta per almeno tre giorni. Tuttavia un altro indice, sempre relativo alla volatilità, disegna uno scenario opposto e potenzialmente molto più preoccupante: lo Skew è balzato oltre i 150 punti, con una punta a 155, non lontano dal picco raggiunto nell’agosto del 2018 a 159. Solitamente quando questo indice si porta oltre la soglia dei 140 punti vuol dire che gli investitori professionali accendono il campanello d’allarme.

Quindi abbiamo due indicatori che in questo momento raccontano due storie opposte: il primo (Vix) invita a dormire sonni tranquilli. Il secondo (Skew) a prepararsi all’arrivo di una tempesta. Dove sta la verità? Per rispondere a questa domanda bisogna prima comprendere la differenza tra questi due termometri. Il Vix misura la volatilità attesa a Wall Street (indice S&P 500) nei prossimi 30 giorni solari. Mentre lo Skew guarda più lontano: con un orizzonte di circa tre mesi. Si ottiene calcolando il prezzo delle opzioni put out of the money, una sorta di assicurazioni su titoli o indici che proteggono da forti ribassi. Per questo motivo alcuni esperti considerano lo Skew come l’indice che anticipa il “cigno nero”. Perché se gli operatori sono disposti a pagare a caro prezzo assicurazioni che proteggono da uno scenario fortemente avverso vuol dire che in un certo qual mondo hanno paura.

Va anche detto che siamo nel campo della statistica e non della matematica: vale a dire che non è scontato aspettarsi una correzione dei mercati ogni qual volta lo Skew si impenna. Molto semplicemente, un evento del genere diventa più probabile che in passato. Di sicuro c’è che lo Skew può essere predittivo, mentre il Vix nel momento in cui balza lo fa quando lo tsunami è già arrivato a riva.

L’UMORE DEI MERCATI: CALMA NEL BREVE, PAURA NEL LUNGO

Andamento dell’indice Vix e dell’indice Skew

Detto ciò, c’è da aspettarsi davvero uno tsunami sulle Borse? «Lo Skew è in effetti molto alto e non va sottovalutato – spiega Eugenio Sartorelli, vicepresidente di Siat, Società italiana analisi tecnica -. Bisogna però considerare che può salire anche per fattori tecnici, come la rotazione dei portafogli. In questi casi i gestori tendono a coprirsi acquistando più opzioni. Inoltre, in questo momento dato che la volatilità implicita è bassa assicurarsi costa meno e quindi anche questo può aver spinto molti professionisti ad proteggersi. Tuttavia fattori tecnici di solito non portano lo Skew oltre i 150 punti. Vuol dire che c’è anche altro. Effettivamente il contesto macroeconomico e geopolitico in questo momento espone gli investitori a notevoli rischi se qualcosa dovesse andare storto. Mi riferisco in particolare all’inflazione, al tapering e al crescente scontro tra Stati Uniti e Cina».

L’inflazione, infatti, in questo momento è il tema più importante lato mercati. Proprio ieri sono arrivati nuovi dati in Cina oltre le attese. I prezzi al consumo hanno accelerato a maggio, salendo dell’1,3% su base annua, dal +0,9% di aprile. I prezzi alla produzione, surriscaldati dal rincaro delle materie prime, sono saliti del 9%, variazione che non si vedeva dal 2008, dal 6,8% di aprile: il dato ha battuto le aspettative, già molto alte, degli analisti (8,5%). Oggi arriverà il dato negli Stati Uniti con gli operatori preoccupati di nuove escursioni al rialzo. Il timore più grande è che l’inflazione possa scappare di mano alle banche centrali che continuano a minimizzare il tema sottolineando che si tratta di un fenomeno momentaneo (da materie prime) e non strutturale (da consumi). Eppure gli Stati Uniti con Biden stanno approvando manovre fiscali monstre i cui effetti futuri sui prezzi lasciano un’ombra di incertezza.

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Batterie, Tesla spenderà 1 miliardo di dollari per rifornirsi di litio in Australia

La corsa all’auto elettrica prevede anche la capacità dei car maker di produrre batterie e accaparrarsi le materie prime necessarie. Tesla, reduce da un richiamo di poco meno di 6mila Model 3 negli Stati Uniti (problemi ai freni) e altre 700 in Cina (cinture di sicurezza gomme), costato un -3% in Borsa, prevede di spendere più di 1 miliardo di dollari all’anno rifornendosi in Australia, data l’affidabilità dell’industria mineraria del paese. Robyn Denholm, presidente della casa automobilistica californiana, ha dichiarato mercoledì a un evento del Minerals Council of Australia che l’Australia, ricca di minerali utilizzati per le batterie, come litio e nichel, è pronta a trarre vantaggio dallo sviluppo di catene di approvvigionamento per le batterie dei veicoli elettrici e l’era dell’energia verde si concentra sui criteri ESG (environmental, social e governance).

Tesla acquista già tre quarti del suo litio dall’Australia e oltre un terzo del suo nichel, ha detto Denham, che è australiano, senza specificare una cifra in dollari.
«Le società minerarie australiane hanno una buona reputazione, grande esperienza, professionalità e sono preferite dai produttori sempre più preoccupati di soddisfare i requisiti ESG sia di oggi che del futuro», ha affermato il presidente di Tesla. Queste scelte sono in linea con la nuova politica in corso da parte dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che intende fare affidamento sugli alleati per la fornitura della maggior parte dei metalli necessari per costruire veicoli elettrici, anche per andare incontro alle richieste degli ambientalisti.

Intanto Elon Musk punta a far crescere il marchio Tesla. È stata deposita la documentazione per registrare il marchio sotto la voce servizi di ristorazione. La presentazione è stata effettuata il 27 maggio ed è in attesa di essere valutata. La voce servizi di ristorazione include ristoranti e servizi da asporto. Secondo alcuni analisti, Tesla potrebbe allearsi con una esistente società di ristorazione mantenendo il suo marchio e aprendo alla possibilità di offrire servizi da ristorante forse in prossimità delle stazioni per ricaricare le sue vetture in modo da rendere più piacevole l’attesa degli automobilisti.

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