La ripresa appesa ai voli verso gli Stati Uniti: settembre sarà cruciale

Dopo 18 mesi di buio totale sulle prospettive per i voli a lungo raggio, le compagnie aeree stanno finalmente tornando ad essere positive su questi mercati, che rappresentano la parte più redditizia del settore. La parziale riapertura delle rotte verso gli Stati Uniti e degli hub in Medio Oriente stanno ridando fiducia dopo la devastante crisi causata dalla pandemia.

I primi segnali sono venuti dalla Gran Bretagna che ha aperto la possibilità di viaggiare verso l’Inghilterra e la Scozia senza essere sottoposti a quarantena per chi proviene dagli Stati Uniti e dall’Europa. Lo stesso ha deciso l’Unione Europea dando la possibilità agli americani di trascorrere le vacanze in Europa se vaccinati. Si attende una decisione in questo senso anche da parte dell’amministrazione Biden la quale però sta prendendo tempo a causa dell’aumento dei contagi per via della variante Delta, confermando le restrizioni già esistenti con il Regno Unito e l’Unione europea senza dare tempistiche per la riapertura dei voli.

Secondo un report di Bank of America, le vendite di biglietti aerei a luglio sono rimaste del 68% inferiori rispetto allo stesso periodo del 2019. Ancora più accentuata la riduzione per i voli a lungo raggio pari al 76% al di sotto dei livelli pre-Covid, mentre per i voli intra Europa le vendite sono state del 43% al di sotto i livelli pre-pandemia.

In aumento i movimenti aerei, secondo i dati di Eurocontrol, l’agenzia di controllo aeronautica europea: a fine luglio la media dei voli settimanali si è attestata al 32% al di sotto dei livelli pre-Covid, con una forte accelerazione da parte delle compagnie low cost al di sopra della media europea come nel caso di Wizz Air a -8%, Ryanair -18% , Vueling -29% mentre easyJet è a -43% e Eurowing -60 per cento. Tra le legacy carriers al di sopra della media europea di fine luglio si trovano Turkish Airlines -10%, KLM -23%, Air France -26%, Iberia -29%, mentre per le altre i movimenti sono al di sotto della media europea come Lufthansa -47%, British Airways -68%, Air Lingus -72 per cento. Analizzando i movimenti per paese, sempre secondo i dati di Eurocontrol pubblicati da Bank of America, Francia e Spagna sono i paesi che più si avvicinano ai movimenti aerei pre-pandemia a -29%, seguiti da Italia -32%, Germania -49%, di gran lunga distanziato il Regno Unito con -65% a causa delle restrizioni ancora in atto.

Chi non si iscrive alla schiera degli ottimisti sono gli analisti di UBS che in un recente report (titolo che parla da solo: «One step at a time») invitando alla moderazione, ritengono che «il settore rimarrà ancora depresso nel periodo estivo, ma con l’allentamento delle restrizioni i passeggeri si abitueranno alla nuova normalità». Secondo gli analisti della banca svizzera, il punto dolente restano le limitazioni dei voli sul lungo raggio: le previsioni sulla capacità offerta nel long haul se confrontate con i dati del 2019 si attestano a -47% nel terzo trimestre e a -76% nel quarto trimestre. Per il 2021, se i dati sono confrontati con il 2020, l’anno peggiore di sempre, la capacità offerta è prevista superiore del 22%, ma è negativa del 47% sul 2019.

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