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Finalmente il Nasdaq, Helbiz taglia il traguardo della quotazione

Debutto al Nasdaq, il listino tecnologico, per Helbiz, società italoamericana di micromobilità, guidata dall’amministratore delegato Salvatore Palella. Lanciata nel 2015 e con sede a New York City, Helbiz gestisce monopattini, biciclette e motorini elettrici su un’unica piattaforma in 35 città del mondo. La società ha annunciato di aver terminato l’operazione di business combination con la SPAC quotata in borsa GreenVision Acquisition Corp, che ha portato entrate di cassa per circa 24,5 milioni di dollari al lordo delle deduzioni per le commissioni dovute all’agente di collocamento e altre spese correlate all’offerta.

La quotazione consentirà a Helbiz di attuare il suo piano di espansione dei servizi di micromobilità in altre città d’Italia, d’Europa e degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, permetterà di sviluppare le attività legate alle altre linee di business del gruppo: Helbiz Kitchen con i suoi servizi di food delivery e Helbiz Media con i suoi servizi di live streaming, accessibili con le app del gruppo Helbiz.

«Il debutto al Nasdaq di Helbiz rappresenta una tappa importante, non solo per la nostra azienda, ma per tutto il settore della micromobilità, oggi in rapida crescita. Un’innovazione della mobilità, all’insegna della sicurezza, a supporto sia del servizio pubblico sia di quello privato. Questo ci consente di continuare ad andare incontro alle esigenze della mobilità relative al primo e ultimo miglio. Un’innovazione che tocca tutte le città del mondo e che soprattutto è a impatto zero sull’ambiente. Attualmente abbiamo una presenza internazionale in 35 città. Intendiamo continuare ad investire, in particolare in Italia, in relazione alla sicurezza, creando nuovi posti di lavoro e cercando talenti», ha commentato Palella.

Il valore totale delle risorse raccolte attraverso l’operazione di quotazione è di 29,5 milioni di dollari, interamente finalizzate a finanziare i piani di sviluppo della società. Di questi, 21,5 milioni sono stati raccolti nell’ambito di un collocamento riservato (PIPE) di 2.650.000 azioni ordinarie di nuova emissione. Al PIPE sono da sommare gli asset detenuti in trust di GreenVision, per complessive 2.308.551 azioni concambiate dagli azionisti della SPAC. Al momento della fusione, Helbiz avrà 29.454.428 di azioni in circolazione. Inoltre, saranno 10.787.500 i warrant outstanding: ogni warrant dà diritto al titolare di acquistare 1 azione ordinaria Helbiz a un prezzo tra gli 11,5 e 12,00 dollari. La durata dei warrant è quinquennale.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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Disney, entrate oltre le attese a 17 miliardi di dollari. Bene anche Airbnb

Disney per il momento si mette alle spalle la pandemia con gli utili che tornano a volare nel terzo trimestre grazie alla fine delle restrizioni che ha portato alla riapertura dei parchi di divertimento. Non solo: a trainare anche il boom di abbonati al servizio on demand Disney+, che hanno toccato quota 116 milioni.

Le entrate sono state ben la di sopra delle attese attestandosi a 17,02 miliardi di dollari. L’obiettivo del gruppo è quello di raggiungere tra i 230 e i 260 milioni di abbonati a Disney+ entro il 2024. Le azioni del gruppo nelle contrattazioni after hours a Wall Street sono schizzate oltre il 5%.

Nonostante la pandemia bene anche Airbnb le cui entrate nel secondo trimestre sono balzate del 300% a 1,34 miliardi di dollari, oltre le previsioni di Wall Street, con prenotazioni per oltre 83 milioni di notti, un aumento del 29% rispetto al primo trimestre e del 197% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nelle contrattazioni after hours però il titolo di Airbnb perde il 4% per le preoccupazioni legate al diffondersi della variante Delta che potrebbe colpire la ripresa.

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Utili in calo del 40%. Softbank sospende gli investimenti in Cina

La stretta cinese sulle big tech per il controllo sui dati si fa sentire sui conti di Softbank. Tra aprile e giugno il risultato netto della holding finanziaria multinazionale con sede a Tokyo, fondata nel 1981 dall’imprenditore e investitore miliardario di origine coreana Masayoshi Son, si è ridotto del 39,4% a 761 miliardi di yen, l’equivalente di 5,87 miliardi di euro, mentre il fatturato è cresciuto del 15,6% a 1.480 miliardi di yen. Non sono state fornite previsioni sui risultati per l’intero anno fiscale, come di prammatica.

In compenso i profitti messi a segno con l’ausilio del Vision Fund, gestito in comproprietà con il governo dell’Arabia Saudita, sono quasi raddoppiati a 235,5 miliardi di yen (1,8 miliardi di euro), grazie alle partecipazioni nella cinese Didi Global e nella piattaforma Usa di ordinazione e consegna di cibo DoorDash. La valutazione di Didi, prima che il governo cinese intervenisse pesantemente sulla quotazione a New York della società di mobilità condivisa, appena dopo il debutto del 1 luglio, era schizzata al rialzo (poi però la caduta è stata del 33%)

Altra spina nel fianco la performance del gruppo dell’e-commerce sudcoreano, Coupang, dopo lo sbarco in Borsa di marzo. Proprio Coupang era stato il fattore trainante degli utili record nell’ultimo anno fiscale per SoftBank. La conglomerata nipponica in gennaio ha poi venduto una partecipazione in Uber Technologies per un valore di circa 2 miliardi di dollari, ma rimane l’azionista di riferimento del servizio di trasporto automobilistico privato con base in California.

Tornando ai guai causati dal governo di Pechino ai suoi campioni del fintech e del commercio su internet, che rappresentano al momento il motivo di maggiore preoccupazione, SoftBank Group ha fatto sapere che sospenderà i suoi investimenti in Cina in attesa che si chiariscano le azioni normative contro le aziende tecnologiche del paese, ha dichiarato Masayoshi Son. «Fino a quando la situazione non sarà più chiara, vogliamo aspettare e vedere», ha detto il numero uno della società. «Tra un anno o due credo che nuove regole creeranno una nuova situazione». Gli investimenti di SoftBank in Cina rappresentano circa un quarto del portafoglio dei suoi fondi e comprendono una quota del 24,9% in Alibaba (-14% il titolo a Wall Street da inizio d’anno), pari a 133 miliardi di dollari, 30 miliardi più della capitalizzazione di SoftBank. Tuttavia, «la nostra visione generale è invariata: la Cina resta ancora una grande opportunità economica in crescita», ha affermato Navneet Govil, direttore finanziario del Vision Fund.

La debolezza del prezzo delle azioni della holding giapponese (l’andamento è negativo da inizio d’anno di quasi il 15%) e le speculazioni di mercato hanno alimentato l’aspettativa di un buyback imminente. «Finora abbiamo venduto asset e annunciato un buyback. Questa volta non succederà nulla del genere del genere», ha comentato Son. E vista la distanza tra il prezzo delle azioni del gruppo e il valore delle sue attività, ha aggiunto: «Immagino che prima o poi il buyback lo faremo. I tempi e le dimensioni sono elementi che consideriamo quotidianamente».

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La ripresa appesa ai voli verso gli Stati Uniti: settembre sarà cruciale

Dopo 18 mesi di buio totale sulle prospettive per i voli a lungo raggio, le compagnie aeree stanno finalmente tornando ad essere positive su questi mercati, che rappresentano la parte più redditizia del settore. La parziale riapertura delle rotte verso gli Stati Uniti e degli hub in Medio Oriente stanno ridando fiducia dopo la devastante crisi causata dalla pandemia.

I primi segnali sono venuti dalla Gran Bretagna che ha aperto la possibilità di viaggiare verso l’Inghilterra e la Scozia senza essere sottoposti a quarantena per chi proviene dagli Stati Uniti e dall’Europa. Lo stesso ha deciso l’Unione Europea dando la possibilità agli americani di trascorrere le vacanze in Europa se vaccinati. Si attende una decisione in questo senso anche da parte dell’amministrazione Biden la quale però sta prendendo tempo a causa dell’aumento dei contagi per via della variante Delta, confermando le restrizioni già esistenti con il Regno Unito e l’Unione europea senza dare tempistiche per la riapertura dei voli.

Secondo un report di Bank of America, le vendite di biglietti aerei a luglio sono rimaste del 68% inferiori rispetto allo stesso periodo del 2019. Ancora più accentuata la riduzione per i voli a lungo raggio pari al 76% al di sotto dei livelli pre-Covid, mentre per i voli intra Europa le vendite sono state del 43% al di sotto i livelli pre-pandemia.

In aumento i movimenti aerei, secondo i dati di Eurocontrol, l’agenzia di controllo aeronautica europea: a fine luglio la media dei voli settimanali si è attestata al 32% al di sotto dei livelli pre-Covid, con una forte accelerazione da parte delle compagnie low cost al di sopra della media europea come nel caso di Wizz Air a -8%, Ryanair -18% , Vueling -29% mentre easyJet è a -43% e Eurowing -60 per cento. Tra le legacy carriers al di sopra della media europea di fine luglio si trovano Turkish Airlines -10%, KLM -23%, Air France -26%, Iberia -29%, mentre per le altre i movimenti sono al di sotto della media europea come Lufthansa -47%, British Airways -68%, Air Lingus -72 per cento. Analizzando i movimenti per paese, sempre secondo i dati di Eurocontrol pubblicati da Bank of America, Francia e Spagna sono i paesi che più si avvicinano ai movimenti aerei pre-pandemia a -29%, seguiti da Italia -32%, Germania -49%, di gran lunga distanziato il Regno Unito con -65% a causa delle restrizioni ancora in atto.

Chi non si iscrive alla schiera degli ottimisti sono gli analisti di UBS che in un recente report (titolo che parla da solo: «One step at a time») invitando alla moderazione, ritengono che «il settore rimarrà ancora depresso nel periodo estivo, ma con l’allentamento delle restrizioni i passeggeri si abitueranno alla nuova normalità». Secondo gli analisti della banca svizzera, il punto dolente restano le limitazioni dei voli sul lungo raggio: le previsioni sulla capacità offerta nel long haul se confrontate con i dati del 2019 si attestano a -47% nel terzo trimestre e a -76% nel quarto trimestre. Per il 2021, se i dati sono confrontati con il 2020, l’anno peggiore di sempre, la capacità offerta è prevista superiore del 22%, ma è negativa del 47% sul 2019.

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Rimbalzo del greggio, boom di utili per Saudi Aramco

Il gigante petrolifero Saudi Aramco ha annunciato che il suo utile netto nella prima metà di quest’anno è salito a 47,2 miliardi di dollari, un aumento del 103 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020, quando il mondo ha inasprito i controlli contro la pandemia e i prezzi del petrolio sono scesi. L’azienda ha aggiunto in un rapporto sui suoi risultati finanziari che il suo profitto netto nel secondo trimestre di quest’anno è aumentato del 288%, raggiungendo 25,5 miliardi di dollari, contro 6,6 miliardi di dollari nel periodo corrispondente del 2020.

L’effetto del balzo del greggio

La società ha sottolineato che i risultati sono stati guidati principalmente dall’aumento dei prezzi del petrolio (qui le quotazioni del greggio) e da una ripresa della domanda mondiale, sostenuta dall’allentamento globale delle restrizioni Covid-19, dalle campagne di vaccinazione, dalle misure di stimolo e dall’accelerazione dell’attività nei mercati chiave.

Effetto vaccini

«I nostri risultati del secondo trimestre riflettono un forte rimbalzo della domanda mondiale di energia e ci stiamo dirigendo verso la seconda metà del 2021 più resiliente e più flessibile, mentre la ripresa globale guadagna slancio», ha sottolineato il presidente e amministratore delegato di Aramco, Amin Nasser. «Mentre c’è ancora qualche incertezza intorno alle sfide poste dalle varianti di Covid-19, abbiamo dimostrato che possiamo adattarci rapidamente ed efficacemente alle mutevoli condizioni del mercato» ha concluso il manager. Nel 2020, Aramco ha registrato un calo dell’utile netto di quasi la metà, rispetto al 2019.

I numeri del colosso petrolifero

Saudi Aramco, controllata dalla monarchia saudita, è la più grosso produttore di petrolio al mondo e una delle società a maggior capitalizzazione al mondo: oltre 1800 miliardi di dollari il valore di mercato.

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Allianz corre dopo i conti oltre le attese, rialzo obiettivi e buy-back

(Il Sole 24 Ore Radiocor)Allianz segna una delle migliori performance alla Borsa di Francoforte, dove il DAX 30 è sopra la parità, dopo avere annunciato conti trimestrali migliori delle attese e l’innalzamento delle prospettive per l’intero esercizio, con l’aggiunta di un programma di buy-back. La società ha realizzato nei tre mesi a giugno un utile netto di competenza di 2,25 miliardi di euro, in crescita del 45,7%, superando le attese degli analisti che puntavano in media a 2,05 miliardi. Più ottimista sulla conclusione dell’esercizio, il gruppo prevede ora un utile operativo «nella parte superiore della gamma-obiettivo di 12 miliardi, più o meno 1 miliardo di euro». Lo scorso anno, Allianz aveva rinunciato al target di utile a causa dell’incertezza economica causata dalla pandemia di Covid-19 e aveva accusato la prima flessione del risultato annuale da dieci anni. Il gruppo ha anche annunciato un programma di riacquisto di azioni proprie per 750 milioni di euro entro la fine del 2021 con inizio già in agosto, dopo che nel 2020 aveva dovuto annullare un piano di buy back a causa della pandemia.

Intanto nel secondo trimestre i ricavi totali del gruppo sono saliti a 34,3 miliardi di euro, con un progresso del 10,9%, sostenuto in particolare dal Vita che ha segnato una crescita del 16,8% a 18,5 miliardi, mentre il Danni ha registrato un aumento del 3,4% a 13,9 miliardi e per l’asset management l’incremento è del 16,2% a 2 miliardi. L’utile operativo del gruppo nel trimestre è salito del 29,4% a 3,3 miliardi, con un contributo di 1,36 miliardi (+18,8%) dai Danni, di 1,28 miliardi dal Vita (+29,5%) e di 825 milioni dall’asset management (+29%). Il Combined ratio è migliorato al 93,9% dal 95,5%. Il Danni – spiega Allianz – ha segnato un miglioramento del risultato operativo di riflesso alla crescita del profitto tecnico nonostante maggiori risarcimenti per catastrofi naturali, il Vita ha avuto il contributo di tutte le regioni in cui opera il gruppo, ma la spinta maggiore è giunta dagli Usa.
L’asset management si è avvantaggiato soprattutto dei maggiori ricavi legati all’aumento delle masse in gestione e del miglioramento del cost/income al 58,7% dal 62,8%. Il semestre ha totalizzato un giro d’affari di 75,7 miliardi (+3,1%), con il Vita a 38,5 miliardi (+6%) e il Danni a 33,6 miliardi (-0,5%). L’utile operativo dei sei mesi è stato di 6,7 miliardi (+36,7%) e l’utile netto di competenza di 4,79 miliardi (+63,7%). Gli asset totali in gestione sono aumentati a 2.488 miliardi, con masse in gestione per conto terzi per 1.830 miliardi (+56 miliardi nel trimestre). L’indice di Solvency 2 è diminuito di 1 punto al 206. “Il secondo trimestre ha sottolineato una volta ancora la forte performance di base di Allianz”, ha commentato il cfo Giulio Terzariol, citato nella nota.

«Su queste basi siamo fiduciosi sulla seconda metà dell’anno e prevediamo ora un utile operativo nella metà più alta della nostra gamma-obiettivo», ha aggiunto il cfo. Nell’ambito delle comunicazioni trimestrali la compagnia ha anche abbordato la questione dell’inchiesta condotta dal dipartimento di Giustizia Usa sull’operato di Allianz Global Investors, che è oggetto anche di un’indagine della Sec, oltre che di contenziosi civili da parte di fondi d’investimenti dopo le perdite miliardarie subite durante il crollo dei mercati all’avvio della crisi del Covid-19. Il gruppo ha ribadito che sta collaborando con le autorità Usa. Il ceo Oliver Baete ha riconosciuto «che non è andato tutto perfettamente nella gestione dei fondi, ma questo è indipendente dalla questione se un prodotto sia buono o cattivo». In ogni caso «è stata una settimana orribile per noi e per me personalmente», ha aggiunto Baete. Le indagini della giustizia Usa sono state rese note domenica scorsa e hanno causato una flessione del titolo Allianz del 7,8% lunedì.

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Amazon, multa record da 746 milioni di euro. E Bezos perde 13 miliardi

Tutto era iniziato nel 2018, con una un’indagine avviata dopo una denuncia presentata dal gruppo francese per i diritti alla privacy “La Quadrature du Net”. Ora, tre anni dopo, per Amazon è arrivata una multa salatissima: 746 milioni di euro per aver violato le regole vigenti nell’Unione Europea in materia di protezione dei dati personali.

Quella che di fatto è la più grande multa della storia dell’Ue per vicende legate alla privacy, è stata comminata dall’autorità lussemburghese per la protezione dei dati, la Cndp, che ha ritenuto colpevole il gigante dell’eCommerce di aver violato la Gdpr. E la notizia è stata diffusa dalla stessa Amazon, che in una breve nota si è detta «fortemente in disaccordo con la sentenza dell’Autorità lussemburghese» annunciando ricorso.

«La decisione relativa al modo in cui mostriamo ai clienti pubblicità rilevante – hanno aggiunto da Amazon – si basa su interpretazioni soggettive e inedite della normativa europea sulla privacy e la sanzione proposta è del tutto sproporzionata anche rispetto a tale interpretazione. Mantenere la sicurezza delle informazioni relative ai nostri clienti e la loro fiducia sono priorità assolute per noi».

Cifra record

A far discutere è sicuramente la cifra record. Perché una multa da 746 milioni di euro, per violazione dei dati personali, non era mai stata comminata. Basti pensare che prima di ieri, il record europeo per una sanzione di questo tipo riguardava Google, con la multa da 50 milioni comminata dalla Cnil francese nel gennaio del 2019. Il vero punto è che oggi, i poteri in mano alle autorità Ue, sono aumentati in modo significativo. E questo grazie alle regole contenute nella Gdpr, entrate in vigore nel maggio 2018. Regole che consentono alle autorità di vigilanza di imporre multe fino al 4% delle vendite globali annuali di un’azienda. Da qui la cifra record chiesta ad Amazon, che adesso spera nel ricorso.

La società di Bezos, poche ore prima aveva diffuso i dati sul secondo trimestre dell’anno, e nonostante gli utili in crescita del 5%, aveva deluso gli analisti per la previsione di un rallentamento dei ricavi nel terso trimestre. La notizia della sanzione e i dati della trimestrale hanno fatto precipitare il titolo, che alle 19 di ieri perdeva il 6,83%. Un tonfo che, secondo Bloomberg, sarebbe costato carissimo a Jeff Bezos, che ha visto il suo patrimonio ridursi di oltre 13 miliardi di dollari.

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Comcast, ricavi e utili in crescita e su Sky sbarca lo streaming di Peacock

Il gigante americano Comcast prova a spingere anche in Europa sullo streaming. E per i clienti Sky Peacock, il servizio streaming di punta di Comcast e della controllata NbcUniversal farà il proprio debutto internazionale sulle piattaforme Sky, tra cui Sky Q, Now e Sky Ticket, che attualmente servono clienti in tutto il Regno Unito, Irlanda, Germania, Italia, Austria e Svizzera

«Entro la fine dell’anno, sfrutteremo la scala significativa e il potente marchio Sky per includere Peacock senza costi aggiuntivi per i suoi 20 milioni di clienti in tutta Europa. I vantaggi di questo lancio sono enormi. Sbloccheremo entrate pubblicitarie incrementali, introducendo il marchio Peacock e il catalogo di contenuti tramite Sky su piattaforme consolidate nei principali mercati europei e monetizzeremo direttamente i nostri investimenti di programmazione» ha spiegato in conference call con gli analisti il numero uno di Comcast Brian Roberts.

L’accordo con Sky rappresenta la prima espansione internazionale di Peacock dal suo lancio negli Stati Uniti la scorsa estate. Nell’ultimo anno, 54 milioni di clienti si sono abbonati a Peacock negli Stati Uniti. Dana Strong, Group Chief Executive Officer di Sky, dal canto suo ha dichiarato: «Peacock sarà una grande aggiunta per i clienti Sky con oltre 7.000 ore di contenuti senza costi aggiuntivi. Questo eccezionale valore aggiunto è un altro esempio del nostro costante impegno nell’innovare per portare maggiori vantaggi ai nostri clienti traendo beneficio dalle sinergie tra Sky, NBCUniversal e Comcast Cable».

L’arrivo di Peacock è un segnale importante, anche considerando quanto Comcast sta puntando su questo servizio utilizzato come il canale di diffusione dei diritti acquisiti per la trasmissione dell’edizione in corso dei giochi olimpici. Questo, insieme con il sequel del film “Boss Baby” disponibile su Peacock e nelle sale lo stesso giorno e il debutto della serie tv “Dott. Death” sono i fattori che il ceo Roberts ha consideraro centrali per l’aumento dei clienti del 50% rispetto all’ultimo trimestre, ora arrivati a 54 milioni negli Usa.

Nel frattempo sono stati anche diffusi i conti della conglomerata, con ricavi del secondo trimestre saliti a 28,546 miliardi di dollari con Adjusted Ebitda consolidato cresciuto del 12,6% a 8,9 miliardi. Le entrate di Sky sono aumentate del 28% a 5,2 miliardi;in base alla valuta costante. Tutto questo grazie alla spinta di Uk in particolare. I clienti totali sono scesi di 248mila unità pagando invece i cali in Italia e Germania, in conseguenza del riposizionamento sui diritti sportivi. «Prevediamo minori spese di programmazione e produzione, insieme alle continue perdite dei clienti nel terzo e quarto trimestre. Riteniamo che questo approccio disciplinato ai costi legati allo sport sia la giusta decisione finanziaria a lungo termine per l’azienda», ha detto in conference call Michael Cavanagh, Cfo di Comcast.

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Amazon chiude la stagione d’oro di Big Tech: 5 gruppi, 75 miliardi di utili

Un “bottino” da oltre 75 miliardi di dollari. E l’ammontare dei profitti accumulati assieme dai cinque grandi protagonisti americani dell’hi-tech – Amazon, Apple, Facebook, Alphabet e Microsoft – nell’ultimo trimestre. A conferma del primato conquistato nell’economia e nella società e rafforzato dalla domanda di servizi e contenuto tecnologico e digitale esplosa nell’era della pandemia. Amazon ha coronato la stagione dei bilanci riportando utili in rialzo del 50% per 7,8 miliardi, che si sono aggiunti…

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