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Aie: alle energie pulite solo il 2% dei fondi per il recovery, così CO2 record nel 2023

ServizioClima e ripresa post Covid

Un nuovo studio dell’Agenzia internazionale dell’energia denuncia la scarsità di stanziamenti a livello mondiale: la somma è poco più di un terzo di quanto servirebbe per decarbonizzare

di Sissi Bellomo

20 luglio 2021

Niente sarà più come prima, si amava dire quando il Covid ci teneva chiusi in casa. Invece sul clima, come su altri fronti, rischiamo di aver perso un’occasione d’oro per cambiare passo. Allo sviluppo delle energie pulite andrà nei prossimi … anni appena il 2% degli immensi stimoli dispiegati in tutto il mondo per il rilancio dell’economia: 380 miliardi di dollari su un totale di oltre 16mila miliardi, avverte l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie).

Il risultato è che le emissioni di CO2 – …

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Borse, ecco perché i mercati temono l’arrivo della stagflazione. E il “conundrum”

ServizioServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùScenari macro e finanziari

L’appiattimento della curva dei tassi Usa (il differenziale 2-10 anni è sceso sotto i 100 punti) non è un bel segnale. E gli investitori temono l’impennata dell’inflazione

di Vito Lops

20 luglio 2021

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Ecco perché gli investitori hanno paura che sui mercati arrivi un “cigno nero”

I mercati azionari sono sui massimi di tutti i tempi con una capitalizzazione che mai prima d’ora aveva raggiunto i 115mila miliardi di dollari, il 113% del Pil globale. Nonostante questo la volatilità, misurata dal noto indice Vix, racconta che gli investitori non sono preoccupati delle attuali, care, quotazioni. Perché il Vix è a 17 punti ed è tornato sui livelli pre-Covid. Quando c’è invece tensione l’ “indice della paura” solitamente supera i 30 punti e lì vi resta per almeno tre giorni. Tuttavia un altro indice, sempre relativo alla volatilità, disegna uno scenario opposto e potenzialmente molto più preoccupante: lo Skew è balzato oltre i 150 punti, con una punta a 155, non lontano dal picco raggiunto nell’agosto del 2018 a 159. Solitamente quando questo indice si porta oltre la soglia dei 140 punti vuol dire che gli investitori professionali accendono il campanello d’allarme.

Quindi abbiamo due indicatori che in questo momento raccontano due storie opposte: il primo (Vix) invita a dormire sonni tranquilli. Il secondo (Skew) a prepararsi all’arrivo di una tempesta. Dove sta la verità? Per rispondere a questa domanda bisogna prima comprendere la differenza tra questi due termometri. Il Vix misura la volatilità attesa a Wall Street (indice S&P 500) nei prossimi 30 giorni solari. Mentre lo Skew guarda più lontano: con un orizzonte di circa tre mesi. Si ottiene calcolando il prezzo delle opzioni put out of the money, una sorta di assicurazioni su titoli o indici che proteggono da forti ribassi. Per questo motivo alcuni esperti considerano lo Skew come l’indice che anticipa il “cigno nero”. Perché se gli operatori sono disposti a pagare a caro prezzo assicurazioni che proteggono da uno scenario fortemente avverso vuol dire che in un certo qual mondo hanno paura.

Va anche detto che siamo nel campo della statistica e non della matematica: vale a dire che non è scontato aspettarsi una correzione dei mercati ogni qual volta lo Skew si impenna. Molto semplicemente, un evento del genere diventa più probabile che in passato. Di sicuro c’è che lo Skew può essere predittivo, mentre il Vix nel momento in cui balza lo fa quando lo tsunami è già arrivato a riva.

L’UMORE DEI MERCATI: CALMA NEL BREVE, PAURA NEL LUNGO

Andamento dell’indice Vix e dell’indice Skew

Detto ciò, c’è da aspettarsi davvero uno tsunami sulle Borse? «Lo Skew è in effetti molto alto e non va sottovalutato – spiega Eugenio Sartorelli, vicepresidente di Siat, Società italiana analisi tecnica -. Bisogna però considerare che può salire anche per fattori tecnici, come la rotazione dei portafogli. In questi casi i gestori tendono a coprirsi acquistando più opzioni. Inoltre, in questo momento dato che la volatilità implicita è bassa assicurarsi costa meno e quindi anche questo può aver spinto molti professionisti ad proteggersi. Tuttavia fattori tecnici di solito non portano lo Skew oltre i 150 punti. Vuol dire che c’è anche altro. Effettivamente il contesto macroeconomico e geopolitico in questo momento espone gli investitori a notevoli rischi se qualcosa dovesse andare storto. Mi riferisco in particolare all’inflazione, al tapering e al crescente scontro tra Stati Uniti e Cina».

L’inflazione, infatti, in questo momento è il tema più importante lato mercati. Proprio ieri sono arrivati nuovi dati in Cina oltre le attese. I prezzi al consumo hanno accelerato a maggio, salendo dell’1,3% su base annua, dal +0,9% di aprile. I prezzi alla produzione, surriscaldati dal rincaro delle materie prime, sono saliti del 9%, variazione che non si vedeva dal 2008, dal 6,8% di aprile: il dato ha battuto le aspettative, già molto alte, degli analisti (8,5%). Oggi arriverà il dato negli Stati Uniti con gli operatori preoccupati di nuove escursioni al rialzo. Il timore più grande è che l’inflazione possa scappare di mano alle banche centrali che continuano a minimizzare il tema sottolineando che si tratta di un fenomeno momentaneo (da materie prime) e non strutturale (da consumi). Eppure gli Stati Uniti con Biden stanno approvando manovre fiscali monstre i cui effetti futuri sui prezzi lasciano un’ombra di incertezza.

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Da Mediobanca a Deutsche, ecco le banche più e meno amate dagli analisti

Cosa unisce Mediobanca a Deutsche Bank? Poche cose, probabilmente, se non una lunghissima catena che unisce tutte le banche europee, dalle più a quelle meno «amate» dagli stessi analisti finanziari. Una catena in cui l’istituto di piazzetta Cuccia è appunto l’anello preferito nelle raccomandazioni che appaiono sui report inviati dai gestori alla clientela e quello tedesco l’ultimo che chiude la serie: dai «buy» che accompagnano le indicazioni di acquisto ai «sell» che invece invitano a lasciar perdere…

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La nuova moda Usa: spendere a Wall Street i soldi dei sussidi statali

Dollaro in flessione. Rendimenti dei Treasury non più in rialzo (ma imballati in area 1,1% sulla scadenza a 10 anni). E, soprattutto, tassi reali di nuovo in calo (scesi a -1% rispetto alla risalita a -0,91% dell’11 gennaio). Nella seduta del 19 gennaio – unendo tutti i puntini finanziari- sembra tornata la propensione al rischio a Wall Street che si era presa una pausa di riflessione la scorsa settimana dopo il brusco rialzo dei tassi del decennale governativo balzati dallo 0,9% all’1,2%.

A gettare…

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