Quotate Italia

Enel al palo, Jefferies meno ottimista sui ritorni nelle rinnovabili

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)Enel al palo in Borsa dopo una partenza in calo di un punto percentuale: per gli operatori è un report di Jefferies ad alimentare la cautela sul titolo del primo gruppo per capitalizzazione di Piazza Affari. Gli analisti infatti hanno avviato la copertura sul titolo Enel, che viaggia in area 7,8 euro e da inizio anno ha perso il 6%, con una raccomandazione «underperform» e un target di prezzo sui 12 mesi a 6,60 euro. Le stime sull’utile netto di Jefferies nel periodo 2022-25 sono inferiori del 6% rispetto al consensus degli analisti e del 7% sulla guidance media della società, principalmente a causa di una previsione di Wacc delle reti in Italia più basso, una stima più conservativa sulle attività retail in Spagna e sui profitti realizzabili nel rinnovabile.

Proprio quest’ultimo fattore, cioè le prospettive di lungo termine dell’energia verde, rappresentano per gli analisti il principale tema su cui si concentrerà l’aggiornamento del piano strategico previsto in autunno. Per Jefferies infatti a essere a rischio è la tenuta della profittabilità delle rinnovabili visto che, per gli stessi analisti, i costi degli investimenti per MW sono destinati ad aumentare in modo più consistente di quanto Enel stimi e il trasferimento dei costi in tariffe sarà limitato. Nel periodo 2021-30 Jefferies stima al 9% il rapporto tra ebitda e investimenti in conto capitale a fronte dell’11% della guidance di Enel.

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Atlantia ancora in rialzo in Borsa, punta sulla svolta dopo l’addio ad Autostrade

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Atlantia prosegue la serie positiva e si muove al rialzo e in controtendenza per la quinta seduta consecutiva a Piazza Affari. Le azioni stanno beneficiando del progressivo recupero del traffico aereo e di quello autostradale e la società punta a una svolta dopo la lunga e difficile fase di crisi. A tre anni dalla tragedia del ponte Morandi e con il duro colpo inferto dalla pandemia che con le restrizioni alla mobilità ha colpito duramente il business della holding, il titolo viaggia poco sopra i 15 euro, ben lontano dai 28 euro raggiunti a valle dell’operazione Abertis, come ricostruisce Il Sole 24 Ore.

A questo punto, però, con la cessione di Aspi alla cordata guidata da Cdp che porterà in cassa 8 miliardi di euro e la ripresa del traffico aereo e autostradale si può parlare di una possibile svolta in arrivo. Atlantia, scrive Il Sole 24 Ore, punta sulla crescita a livello internazionale nei settori chiave: concessioni autostradali, gestione aeroportuale, sistemi di pagamento digitali per la mobilità. E tra gli elementi di interesse su Atlantia, ci sono anche le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Telepass, Gabriele Benedetto che, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha detto di essere pronto a considerare possibili operazioni di M&A in Europa anche grazie all’ingresso nel capitale di un socio solido come Partners Group, che potenzialmente potrebbe chiedere l’avvio di un’Ipo nel 2024 come way out. Infine, scrive ancora Il Sole 24 Ore, il focus del mercato è anche sulla capital allocation: gli 8 miliardi che entreranno in portafoglio con la vendita di Aspi valgono il 65% circa dell’attuale capitalizzazione di Borsa risorse che dovrebbero essere destinate alla remunerazione dei soci, al rafforzamento della struttura del capitale e a un M&A selettivo.

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A2a continua la scalata estiva in Borsa: è ai massimi dal 2008

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) A2a accelera il passo della sua risalita estiva in Borsa che ha portato le quotazioni della multiutility milanese ai massimi dal 2008 in area 2 euro per azione. Il titolo fa da capofila sul FTSE MIB accompagnata nei rialzi da altre utility come Acea e Iren, che salgono di un punto percentuale, mentre Hera è più timida. Nel complesso anche in Europa la seduta delle utility è positiva confermando la tendenza da parte degli investitori nelle ultime tre sedute a orientare gli acquisti su comparti difensivi come anche la farmaceutica e la chimica.

Gli acquisti su A2a però non riguardano solo gli ultimi giorni: da inizio anno il titolo ha guadagnato il 48% (è la seconda migliore performance sul Ftse Mib dopo quella di Banco Bpm ) e ha fatto decisamente meglio rispetto alle altre quotate italiane del comparto. In particolare dalla pubblicazione dei conti semestrali, diffusi a fine luglio, le quotazioni sono salite dell’8% circa.

Nel primo semestre A2A ha realizzato ricavi per 4,06 miliardi (+28%) con un margine operativo lordo di 690 milioni (+23%) in netto incremento grazie «a una significativa crescita organica e alle operazioni M&A». L’utile netto è balzato a 340 milioni, +121% rispetto allo scorso anno, grazie a effetti positivi fiscali una tantum (legati al decreto Agosto) per circa 140 milioni e all’incremento organico superiore al 30%.

I numeri della prima metà del 2021 hanno consentito ad A2a di alzare la guidance sull’intero 2021 rispetto a quanto stimato nello scorso mese di maggio: ora l’ebitda è previsto compreso tra 1,270 e 1,3 miliardi di euro e l’utile netto, anche grazie agli effetti non ricorrenti del decreto Agosto, «sarà il migliore dalla formazione di A2A», ha annunciato la società. La forte generazione di cassa operativa sarà utilizzata per finanziare investimenti attesi a livello record (oltre 1 miliardo) in linea con le previsioni del piano strategico 2021-2030.

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Atlantia, svolta da 8 miliardi dopo l’addio ad Autostrade

Atlantia a un passo dalla svolta. A tre anni dalla tragedia del Ponte Morandi, il titolo della holding viaggia ancora lontanissimo dai fasti vissuti prima del disastro: poco sopra i 15 euro contro gli oltre 28 euro raggiunti a valle dell’operazione Abertis. E non potrebbe essere altrimenti.

Prima le quotazioni hanno scontato gli effetti, inoppugnabili, del crollo del viadotto Polcevera. Poi l’azienda si è trovata a dover fare i conti con un evento del tutto inatteso: la pandemia che, complici le restrizioni…

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ItWay vola in testa al listino spinta dalla controllata 4Science

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – ItWay festeggia il semestre della controllata 4Science e arriva nel corso della seduta a guadagnare oltre il 10% tanto da essere fermata in volatilità. 4Science è partecipata al 100% e consolidata nel bilancio di Itway, è specializzata nel mercato dei Big Data, dei Digital Repositories e dei Data Management Systems. La società ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con ricavi in crescita rispetto a un anno prima del 37% a 1,15 mln di euro, un gross margin in miglioramento del 36% a 1,05 mln e un ebitda in salita dell’82% a 401mila euro.

«Anche nel primo semestre di quest’anno 4Science ha registrato un trend di crescita importante confermando la crescita già registrata nel corso dell’esercizio 2020, malgrado la complessità del periodo dominato dalla pandemia da Covid», dice la nota. Al termine del semestre i progetti in corso di lavorazione sono oltre 70, «con un’ottima pipeline anche per il secondo semestre dell’anno». Oltre il 75% dei clienti di 4Science sono esteri, principalmente in Europa, Usa, Latam e Far East.

Nonostante il continuo impegno nell’investimento in R&D l’incidenza delle capitalizzazioni resta sotto il 20% dei ricavi totali. L’aumento dei ricavi è legato sia ai nuovi ordini che all’avanzamento di un importante progetto acquisito in Perù nel corso del 2020, una commessa governativa del valore di 1,3 mln di dollari «che avrà importanti sviluppi anche nel corso degli anni a venire, grazie ai finanziamenti della Banca Mondiale».

Inoltre, a fine giugno, 4Science ha rilasciato DSpace-CRIS 7, una piattaforma software rivolta agli istituti di ricerca, alle università e alla comunità scientifica. DSpace-CRIS è un sistema open source per la gestione delle informazioni di ricerca (CRIS/RIMS) utilizzato dalle istituzioni in tutto il mondo. DSpace-CRIS 7 rappresenta una nuova generazione di soluzioni di gestione della ricerca, in grado di fornire livelli di integrazione che non hanno precedenti, oltre a conformità e sicurezza del dato, nonché funzionalità e controllo avanzati di work flow per l’utente finale. Con la nuova piattaforma la società stima un aumento del fatturato di 2 milioni di euro entro i prossimi 18 mesi in aggiunta al piano già approvato.

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Authority europea dei mercati, è ancora Italia-Germania per la presidenza

Per nominare il nuovo presidente dell’Eiopa, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali, è bastato un mese. Il nome di Petra Hielkema ha messo d’accordo tutti e così l’attuale direttore della vigilanza assicurativa della Banca centrale olandese si insedierà al vertice dell’Authority settoriale europea il prossimo primo settembre. Non così liscia sta andando la nomina del nuovo presidente dell’Esma, l’Authority dei mercati europea, per la quale sono rimasti di…

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Blitz di Faurecia sulla tedesca Hella, le azioni corrono. Nasce un gruppo da 23 miliardi ricavi

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)Faurecia sale alla Borsa di Parigi dopo l’annuncio dell’accordo per acquistare il gruppo tedesco Hella, specializzato nella componentistica elettrica ed elettronica per l’automotive, per far nascere un polo della componentistica con ricavi 2021 proforma stimati in 23 miliardi di euro con un margine ebitda superiore al 7%.

L’azionariato di Faurecia, a valle della distribuzione di azioni agli azionisti Stellantis (a seguito dalla fusione tra Peugeot e Fiat Chrysler), vede Exor come primo socio con il 5,5% seguito dalla la famiglia Peugeot al 3,2% e dal governo francese, attraverso Bpi con il 2,4%. A Francoforte le azioni Hella sono in ribasso ma comunque al di sopra del prezzo dell’opa a cui vanno aggiunti gli 0,96 euro del dividendo

Acquisto del 60% poi un’opa sul mercato

La struttura dell’operazione prevede che Faurecia acquisti il 60% di Hella dalla famiglia Hueck che controlla il gruppo tedesco per 3,4 miliardi di euro e un corrispettivo in azioni (pari a 13,57 milioni di nuovi titoli). In questo modo gli attuali soci di controllo di Hella deterranno complessivamente il 9% della nuova entità. Successivamente Faurecia lancerà un’opa sul mercato a 60 euro per azione per rilevare il restante 40%. Il deal valorizza Hella 6,7 miliardi di euro. In base a quanto annunciato, Faurecia finanzierà l’operazione attraverso linee di credito e cassa disponibile per 5,5 miliardi di euro a cui si affiancherà un aumento di capitale da 800 milioni. All’aumento aderirà la famiglia Hueck e si sono impegnati a sottoscrivere pro quota le azioni anche Peugeot 1810 e Bpi. Il comunicato non chiama in causa Exor che, come ipotizza Equita Sim, potrebbe quindi diluirsi intorno al 4,5% in linea con il fatto che la partecipazione potrebbe essere ritenuta “non core” dalla holding.

Sinergie di costo superiore ai 200 milioni

Le sinergie stimate a livello di costi e di ottimizzazione sono superiori 200 milioni di ebitda mentre l’impatto sui ricavi dovrebbe essere tra i 300 e i 400 milioni entro il 2025 con una ottimizzazione dei flussi di cassa di circa 200 milioni annui in media tra il 2022 e il 2025.Secondo Ubs sotto il profilo industriale l’aggregazione consente soprattutto a Faurecia di ridurre, a meno del 10%, la propria esposizione in termini di vendite ai prodotti legati ai veicoli a motore e, grazie alla limitata sovrapposizione con Hella, ad introdurre diverse linee di business nuove.

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Borsa: vendite su titoli oil, rallentamento Cina pesa sul greggio

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – La prospettiva di un calo della domanda globale di energia, provocata in primo luogo dal rallentamento dell’economia cinese, penalizza i corsi del greggio e di conseguenza l’andamento dei titoli energetici sui listini azionari europei.

A livello continentale il sottoindice Stoxx del comparto perde 1,4% circa, mentre a Piazza Affari le vendite colpiscono in primo luogo Eni, Saipem e Tenaris. Nel resto d’Europa, a Parigi scivolano TechnipFmc e Tota, a Londra perdono terreno Bp e Shell, mentre a Madrid Repsol è maglia nera del paniere principale con una flessione dell’1,7%%. Oltre ai dati su produzione industriale e vendite al dettaglio inferiori alla previsioni, dalla Cina è emerso anche che la lavorazione di petrolio è scesa al livello minimo dal maggio 2020. In base ai dati resi noti dall’ufficio nazionale di statistica, i volumi di lavorazione sono calati dello 0,9% a luglio rispetto allo stesso mese del 2020 a 13,9 milioni di barili al giorno. Si tratta del primo calo dalla primavera 2020. Da inizio anno la produzione cinese di greggio è comunque in aumento dell’8,9% grazie alla ripresa delle attività post pandemia. Segnali di un rallentamento della domanda da parte della Cina erano arrivati nei giorni scorsi anche dai dati sull’importazione di petrolio.

L’industria petrolifera, oltre che alla crescita cinese e alla domanda di Pechino, guarda anche alla possibilità che un gigante del settore minerario come Bhp Billiton decida di uscire dal settore petrolifero vendendo le sue attività a Wooside Petroleum anche se sono diverse le opzioni sul tavolo per il riassetto e ancora non è stato raggiunto un accordo. Per gli analisti gli asset di Bhp valgono 15 miliardi di dollari.

Intanto le quotazioni del petrolio scendono in misura significativa. Il Brent per consegna ottobre è scambiato a 69,5 dollari al barile, il Wti settembre è sopra i 67 dollari al barile. Da inizio anno il Brent ha guadagnato il 36% circa, il Wti il 40%.

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