Geely mantiene i target, ma nel semestre paga crisi dei chip e materie prime

Semestre complicato per il brand cinese Geely, a causa degli effetti pandemici sulle forniture di microprocessori e aumento dei prezzi delle materie prime, che hanno impattato sull’industria a livello globale e potrebbero causare un calo complessivo del fatturato dei costruttori pari a oltre 100 miliardi di dollari, secondo AlixPartners. La casa automobilistica con sede a Hangzhou, primo player privato del Paese, ha registrato un utile netto di 2,4 miliardi di yuan (367 milioni di dollari) per il semestre conclusosi il 30 giugno, rispetto ai 2,3 miliardi di yuan dello stesso periodo dell’anno fa. Gli analisti si aspettavano 3,2 miliardi di yuan. I ricavi sono aumentati del 22% a 45 miliardi di yuan, sempre inferiori alla media delle stime degli analisti di 48,9 miliardi di yuan.

«L’aumento dei prezzi delle materie prime dovrebbe ridursi nel resto dell’anno, ma la carenza di chip potrebbe persistere» (si parla già di una coda lunga fino al 2023), ha affermato Geely in una nota, aggiungendo che «il lancio di modelli di veicoli più nuovi e competitivi dovrebbe consentire al gruppo di ottenere prestazioni migliori nella seconda metà del 2021. Pur essendo ancora indietro sul ruolino di marcia, la casa cinese del magnate Li Shufu, che controlla anche Volvo, il 9% di Daimler, Lotus e la malese Proton, ha tenuto ferme le sue previsioni di vendita per l’intero anno, che stimano una crescita del 16% dal 2020 a 1,53 milioni di unità. Tuttavia la società non si nasconde che la variante Delta del Covid-19 e l’inasprirsi della crisi dei chip « potrebbero rappresentare una minaccia significativa per le nostre prestazioni di vendita nel corso del prossimi mesi, minando così le nostre possibilità di raggiungere l’obiettivo».

L’impatto della carenza di chip può essere visto nei margini lordi di Geely. La casa automobilistica ha affermato che sono stati «relativamente stabili» per il periodo rispetto al 17% nella prima metà del 2020, poiché «l’impatto dei maggiori costi delle materie prime è stato ampiamente compensato dal miglioramento del mix di prodotti». Per sopravvivere alla carenza di chip, Gan Jiayue, ceo di Geely Auto Group, ha affermato che la società ha iniziato a fare scorta di semiconduttori a settembre 2020 e a «rafforzare la cooperazione con i fornitori». Anche l’approvvigionamento di più forniture dal mercato interno è stato parte della strategia, ha detto Gan in un briefing dopo i risultati.

Geely ha aggiunto che punta raddoppiare a 3,65 milioni di vendite di auto annuali entro il 2025, con le auto elettriche. Tra i marchi Geometry, la svedese Polestar, Lynk & Co. e, più recentemente, Zeekr, il cui primo modello Zeekr 001 dovrebbe avviare le consegne il mese prossimo. L’obiettivo per Zeekr è che venda 650mila unità all’anno entro il 2025.

Geely, quotata in borsa a Hong Kong (bilancio in rosso da inizio d’anno di oltre il 2%, ultima seduta positiva del 2,54%), ha come capogruppo Zhejiang Geely Holding Group. Con Baidu progetta il lancio di un’auto a guida autonoma entro tre anni.

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Rossella Locatelli: «Banche, ruolo fondamentale per la spinta verso la sostenibilità»

«Oggi la sfida è quella di affrontare le tematiche ESG o CSR con un approccio globale nell’ambito delle strategie aziendali». Rossella Locatelli, professoressa ordinaria all’Università dell’Insubria, vicedirettrice del CreaRes, presidente della quotata BF e membro dei board di Consorzi agrari d’Italia, al terzo mandato nel cda di Intesa Sanpaolo e presidente del comitato rischi, guarda al prossimo futuro della sostenibilità in Italia fra sistema bancario e industriale.

«L’accelerazione imposta dagli orientamenti europei e internazionali ha fatto emergere la necessità che l’approccio alla sostenibilità sia sistematico e debba radicarsi nella cultura aziendale e originandosi dalla condivisione dei valori e dall’ascolto di tutti gli stakeholder» sottolinea Locatelli, che aggiunge: «Non bisogna dimenticare, però, il fatto che le imprese, che siano industriali, di servizi o finanziarie, devono guardare alla sostenibilità economica e finanziaria con uno sguardo di lungo periodo, che è il presupposto per la loro sopravvivenza, ma che va contemperato con obiettivi relativi all’impatto sociale e ambientale dell’attività di impresa. L’attenzione agli azionisti e alle motivazioni del loro investimento nel capitale della società è importante».

A dover cambiare, quindi sono anche le richieste del mercato e degli investitori istituzionali, come di fatto stra già avvenendo. «Ne “La vista corta” Tommaso Padoa Schioppa denunciava già anni fa come elemento critico il fatto che mercati finanziari spesso vanno a chiedere un rendimento a breve. Questo non collima con il concetto di sostenibilità, che deve diventare una richiesta del mercato e degli azionisti. La spinta verso comportamenti rispettosi degli obiettivi di sostenibilità deve partire da un diffuso orientamento degli investitori, oltre che da una sollecitazione normativa. In questo modo il sistema può spingere i manager ad azioni concrete per allungare l’arco temporale delle loro decisioni» precisa Locatelli, aggiungendo: «Nel promuovere un orientamento alla sostenibilità è fondamentale il ruolo della governance e in particolare dei consigli di amministrazione, che possono dare elementi di stimolo al management. Uno strumento molto importante è rappresentato anche dai sistemi di remunerazione variabile che possono essere costruiti, nella parte di incentivazione a lungo termine, inserendo parametri di valutazione legati a indicatori ESG».

D’altra parte non ci si può aspettare da parte delle aziende che il cambiamento di business e di strategie in direzione di uno sviluppo più sostenibile avvenga per meri motivi etici. «Dove ci sono delle regole che premiano ed elementi che rendono la scelta valoriale conveniente, il management sarà più portato a prendere decisioni coerenti con gli obiettivi di sostenibilità. La regolamentazione attribuisce alle banche un ruolo fondamentale per spingere le imprese verso scelte Esg, perché ci sono e sono in gestazione regole in base alle quali alle banche è richiesto di valutare il merito di credito anche in base al profilo Esg dei soggetti finanziati».

Temi di sostenibilità che gli istituti di credito stessi devono affrontare anche al loro interno. «Le banche rispetto ai problemi di climate change sono molto sollecitate dalla Bce, che sta portando avanti un processo di analisi del posizionamento delle banche rispetto ai rischi di climate change (fisici e di transizione). Da un lato le banche sono spinte a valutare e a gestire l’impatto del climate change sulla rischiosità del loro portafoglio crediti. Dall’altro lato, l’elaborazione di politiche creditizie che portino a selezionare e ad escludere aziende che operano in settori che con impatti sul clima non può che essere il risultato di un percorso di analisi serio e difficile. Scelte di esclusione generano anche costi e per questo non possono che essere fatte nella logica di gradualità e dunque di medio-lungo periodo» sottolinea Locatelli.

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Enel al palo, Jefferies meno ottimista sui ritorni nelle rinnovabili

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)Enel al palo in Borsa dopo una partenza in calo di un punto percentuale: per gli operatori è un report di Jefferies ad alimentare la cautela sul titolo del primo gruppo per capitalizzazione di Piazza Affari. Gli analisti infatti hanno avviato la copertura sul titolo Enel, che viaggia in area 7,8 euro e da inizio anno ha perso il 6%, con una raccomandazione «underperform» e un target di prezzo sui 12 mesi a 6,60 euro. Le stime sull’utile netto di Jefferies nel periodo 2022-25 sono inferiori del 6% rispetto al consensus degli analisti e del 7% sulla guidance media della società, principalmente a causa di una previsione di Wacc delle reti in Italia più basso, una stima più conservativa sulle attività retail in Spagna e sui profitti realizzabili nel rinnovabile.

Proprio quest’ultimo fattore, cioè le prospettive di lungo termine dell’energia verde, rappresentano per gli analisti il principale tema su cui si concentrerà l’aggiornamento del piano strategico previsto in autunno. Per Jefferies infatti a essere a rischio è la tenuta della profittabilità delle rinnovabili visto che, per gli stessi analisti, i costi degli investimenti per MW sono destinati ad aumentare in modo più consistente di quanto Enel stimi e il trasferimento dei costi in tariffe sarà limitato. Nel periodo 2021-30 Jefferies stima al 9% il rapporto tra ebitda e investimenti in conto capitale a fronte dell’11% della guidance di Enel.

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Atlantia ancora in rialzo in Borsa, punta sulla svolta dopo l’addio ad Autostrade

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) Atlantia prosegue la serie positiva e si muove al rialzo e in controtendenza per la quinta seduta consecutiva a Piazza Affari. Le azioni stanno beneficiando del progressivo recupero del traffico aereo e di quello autostradale e la società punta a una svolta dopo la lunga e difficile fase di crisi. A tre anni dalla tragedia del ponte Morandi e con il duro colpo inferto dalla pandemia che con le restrizioni alla mobilità ha colpito duramente il business della holding, il titolo viaggia poco sopra i 15 euro, ben lontano dai 28 euro raggiunti a valle dell’operazione Abertis, come ricostruisce Il Sole 24 Ore.

A questo punto, però, con la cessione di Aspi alla cordata guidata da Cdp che porterà in cassa 8 miliardi di euro e la ripresa del traffico aereo e autostradale si può parlare di una possibile svolta in arrivo. Atlantia, scrive Il Sole 24 Ore, punta sulla crescita a livello internazionale nei settori chiave: concessioni autostradali, gestione aeroportuale, sistemi di pagamento digitali per la mobilità. E tra gli elementi di interesse su Atlantia, ci sono anche le dichiarazioni dell’amministratore delegato di Telepass, Gabriele Benedetto che, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha detto di essere pronto a considerare possibili operazioni di M&A in Europa anche grazie all’ingresso nel capitale di un socio solido come Partners Group, che potenzialmente potrebbe chiedere l’avvio di un’Ipo nel 2024 come way out. Infine, scrive ancora Il Sole 24 Ore, il focus del mercato è anche sulla capital allocation: gli 8 miliardi che entreranno in portafoglio con la vendita di Aspi valgono il 65% circa dell’attuale capitalizzazione di Borsa risorse che dovrebbero essere destinate alla remunerazione dei soci, al rafforzamento della struttura del capitale e a un M&A selettivo.

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A2a continua la scalata estiva in Borsa: è ai massimi dal 2008

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) A2a accelera il passo della sua risalita estiva in Borsa che ha portato le quotazioni della multiutility milanese ai massimi dal 2008 in area 2 euro per azione. Il titolo fa da capofila sul FTSE MIB accompagnata nei rialzi da altre utility come Acea e Iren, che salgono di un punto percentuale, mentre Hera è più timida. Nel complesso anche in Europa la seduta delle utility è positiva confermando la tendenza da parte degli investitori nelle ultime tre sedute a orientare gli acquisti su comparti difensivi come anche la farmaceutica e la chimica.

Gli acquisti su A2a però non riguardano solo gli ultimi giorni: da inizio anno il titolo ha guadagnato il 48% (è la seconda migliore performance sul Ftse Mib dopo quella di Banco Bpm ) e ha fatto decisamente meglio rispetto alle altre quotate italiane del comparto. In particolare dalla pubblicazione dei conti semestrali, diffusi a fine luglio, le quotazioni sono salite dell’8% circa.

Nel primo semestre A2A ha realizzato ricavi per 4,06 miliardi (+28%) con un margine operativo lordo di 690 milioni (+23%) in netto incremento grazie «a una significativa crescita organica e alle operazioni M&A». L’utile netto è balzato a 340 milioni, +121% rispetto allo scorso anno, grazie a effetti positivi fiscali una tantum (legati al decreto Agosto) per circa 140 milioni e all’incremento organico superiore al 30%.

I numeri della prima metà del 2021 hanno consentito ad A2a di alzare la guidance sull’intero 2021 rispetto a quanto stimato nello scorso mese di maggio: ora l’ebitda è previsto compreso tra 1,270 e 1,3 miliardi di euro e l’utile netto, anche grazie agli effetti non ricorrenti del decreto Agosto, «sarà il migliore dalla formazione di A2A», ha annunciato la società. La forte generazione di cassa operativa sarà utilizzata per finanziare investimenti attesi a livello record (oltre 1 miliardo) in linea con le previsioni del piano strategico 2021-2030.

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Bollette, metano a prezzi record: arriva la stangata energetica d’autunno

Prepariamoci alla stangata energetica di autunno. Alla riapertura delle fabbriche e degli uffici dopo la pausa estiva, le imprese dovranno fare i conti con i rincari del gas, rincari che poi sono alla base anche degli andamenti della corrente elettrica.

Prima di tutto, ecco i numeri. In questi giorni il metano costa al borsino italiano Psv (Punto di scambio virtuale) attorno ai 45-46 euro per mille chilowattora. In primavera costava meno della metà, non più di 20 euro. E un anno fa, nel 2020 la media era 10 euro. Occhio all’inflazione, che già si era scaldata con il rincaro del 1° luglio.

Continua crescita di valore

Di chi è la colpa? I fattori sono tanti, e quasi tutti evidenti da tempo: l’aumento della domanda di gas, per esempio. Oppure il costo rabbioso (o dolcissimo, per gli ecologisti) della CO2 spaventa i consumatori di carbone e li spinge a usare di più il gas. La crescita di valore non è una sorpresa; continua da mesi.

Le condizioni di mercato all’origine dei rincari sono comuni a tutt’Europa; anzi, al mondo intero. La più grande borsa europea del gas, l’olandese Ttf, in genere più conveniente, ora è addirittura più cara di quella italiana. L’arrivo del gas azero attraverso il Tap nei mesi scorsi ha contribuito a raffreddare i prezzi. I future fanno pensare che con l’anno nuovo i prezzi torneranno a scendere.

 

 

Certamente. Però il 1° ottobre, quando l’autorità dell’energia Arera dovrà aggiornare le tariffe dell’elettricità, i prezzi del metano daranno un altro colpo doloroso all’inflazione e la scossa alle bollette elettriche di tutti, anzi di quasi tutti.

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Atlantia, svolta da 8 miliardi dopo l’addio ad Autostrade

Atlantia a un passo dalla svolta. A tre anni dalla tragedia del Ponte Morandi, il titolo della holding viaggia ancora lontanissimo dai fasti vissuti prima del disastro: poco sopra i 15 euro contro gli oltre 28 euro raggiunti a valle dell’operazione Abertis. E non potrebbe essere altrimenti.

Prima le quotazioni hanno scontato gli effetti, inoppugnabili, del crollo del viadotto Polcevera. Poi l’azienda si è trovata a dover fare i conti con un evento del tutto inatteso: la pandemia che, complici le restrizioni…

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Bhp dice addio al petrolio e alla Borsa di Londra, crescerà nel potassio

Bhp cambia pelle per assecondare la transizione energetica e abbandona la borsa londinese. L’annuncio del delisting – un grave smacco per la capitale britannica, reduce da Brexit, che perderà il secondo titolo del listino per capitalizzazione – è arrivato a sorpresa in una giornata densa di novità per il colosso minerario australiano.

Bhp, che conserverà la quotazione a Sydney, non solo si è separata come previsto dalle attività nell’Oil & Gas ma ha approvato un maxi investimento da 5,7 miliardi di…

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ItWay vola in testa al listino spinta dalla controllata 4Science

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – ItWay festeggia il semestre della controllata 4Science e arriva nel corso della seduta a guadagnare oltre il 10% tanto da essere fermata in volatilità. 4Science è partecipata al 100% e consolidata nel bilancio di Itway, è specializzata nel mercato dei Big Data, dei Digital Repositories e dei Data Management Systems. La società ha chiuso i primi sei mesi dell’anno con ricavi in crescita rispetto a un anno prima del 37% a 1,15 mln di euro, un gross margin in miglioramento del 36% a 1,05 mln e un ebitda in salita dell’82% a 401mila euro.

«Anche nel primo semestre di quest’anno 4Science ha registrato un trend di crescita importante confermando la crescita già registrata nel corso dell’esercizio 2020, malgrado la complessità del periodo dominato dalla pandemia da Covid», dice la nota. Al termine del semestre i progetti in corso di lavorazione sono oltre 70, «con un’ottima pipeline anche per il secondo semestre dell’anno». Oltre il 75% dei clienti di 4Science sono esteri, principalmente in Europa, Usa, Latam e Far East.

Nonostante il continuo impegno nell’investimento in R&D l’incidenza delle capitalizzazioni resta sotto il 20% dei ricavi totali. L’aumento dei ricavi è legato sia ai nuovi ordini che all’avanzamento di un importante progetto acquisito in Perù nel corso del 2020, una commessa governativa del valore di 1,3 mln di dollari «che avrà importanti sviluppi anche nel corso degli anni a venire, grazie ai finanziamenti della Banca Mondiale».

Inoltre, a fine giugno, 4Science ha rilasciato DSpace-CRIS 7, una piattaforma software rivolta agli istituti di ricerca, alle università e alla comunità scientifica. DSpace-CRIS è un sistema open source per la gestione delle informazioni di ricerca (CRIS/RIMS) utilizzato dalle istituzioni in tutto il mondo. DSpace-CRIS 7 rappresenta una nuova generazione di soluzioni di gestione della ricerca, in grado di fornire livelli di integrazione che non hanno precedenti, oltre a conformità e sicurezza del dato, nonché funzionalità e controllo avanzati di work flow per l’utente finale. Con la nuova piattaforma la società stima un aumento del fatturato di 2 milioni di euro entro i prossimi 18 mesi in aggiunta al piano già approvato.

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